Antonio Castagna (1914-1984) è stato sindaco di Casamicciola dal 1953 al 1970.
Prima ancora è stato consigliere ed assessore del primo consiglio comunale della Liberazione del 1946 e nella prima giunta del dottor Raffaele Monti (1913-1986), primo sindaco della Liberazione, fu assessore ai lavori pubblici. Dopo il 1970 e fino alla morte è stato consigliere provinciale di Napoli e per 9 anni assessore alle finanze ed alla programmazione, il più importante incarico di Giunta, e capo della delegazione della Democrazia Cristiana nelle giunte provinciali presiedute da Ciro Cirillo, Giuseppe Balzano, Franco Iacono. Oltre 50 anni di vita amministrativa dedicata a tempo pieno alla politica degli enti locali, cioè al Comune ed alla Provincia. Fu uno dei fondatori della classe dirigente della Ricostruzione dopo il Secondo dopoguerra, alla quale si deve il lancio turistico dell'isola d'Ischia nel firmamento delle più importanti località d'Italia e d'Europa. Era anche segretario di zona di Ischia e Procida in un comitato dove c'erano Vincenzo Telese (Ischia), Giovanni Di Meglio (Barano), Pietro Carlo Mattera (Ferrara Fontana), Vincenzo Mazzella (Forio), Vincenzo Mennella (Lacco Ameno) e Guido Cennamo (Procida). Il suo archivio storico personale presumo sia andato perduto perché gli eredi non hanno probabilmente conservato nulla. È andato disperso anche l'archivio storico del Comune di Casamicciola, avendo il Municipio cambiato almeno 5 sedi provvisorie e senza alcun segno della storia amministrativa di Casamicciola dalla istituzione del Comune nel 1806. Sono stato a contatto diretto con lui durante la sua esperienza alla Provincia, dove per 26 anni (1975-2002) ho diretto l'ufficio stampa, e sono stato suo oppositore quale consigliere comunale di Casamicciola del PSI dal 1975 al 1980, in cui Castagna fu per l'ultima volta consigliere comunale e capogruppo della DC. Il comm. Castagna era un autodidatta. Aveva studiato fino alla terza di avviamento professionale ed era un giovane imprenditore edile nel 1946, quando iniziò la politica. Aveva una enorme passione civile ed era aperto al confronto programmatico sui problemi della collettività con tutti e ascoltava le opinioni degli altri e, se qualcuna gli piaceva, la faceva sua. Se ci fosse un archivio storico vorrei scrivere qualcosa di più preciso sulla sua opera pubblica. Ora qui posso solo ricordare alcune azioni. È stato il sindaco della costruzione delle case popolari a Perrone, alla Sentinella ed alla Marina. È stato il sindaco che propose l'aggiunta di "terme" alla denominazione. Era figlio di termalisti e la sua famiglia gestiva uno stabilimento dagli inizi del '900 nel bacino La Rita, che aveva almeno 6 stabilimenti termali. A piazza dei Bagni del Gurgitello ce n'erano altri 15 stabilimenti termali classici. L'aggiunta di "terme" al toponimo fu per rimarcare la primogenitura del termalismo, quando le altre località, come Lacco Ameno, con gli investimenti di Rizzoli, cercavano spazio di valorizzazione in questo segmento turistico. Non era nata ancora la "piscina termale" che nel 1958/60, con i giardini Poseidon del dr. Walde, rivoluzionò il termalismo ischitano e diede inizio al grande boom di Forio.
Quando nel 1960 Casamicciola cominciò ad avvertire l'obsolescenza del suo termalismo ottocentesco, fu proposta a Castagna la costruzione del porto commerciale e turistico. La campagna elettorale del 1964 tra la DC di Castagna e Monti e la Concentrazione Democratica di Filippo Maresca fu caratterizzata dalla promessa del porto. Castagna vinse con la promessa del porto e per la prima volta si confrontò con una comunità viva di alternativa a lui ed alla DC di circa il 45 per cento dell'elettorato. Il progetto del porto - con una legge del 1949 sui porti pescherecci di quarta classe - fu redatto dall'ing. Franco Tiscione ed il sindaco Castagna lo mise esposto su un treppiedi posto proprio all'ingresso della sua stanza nella parte del plesso scolastico Manzoni riservata a sede municipale, in modo che chiunque si recasse da lui potesse vederlo. Come dire: questo sarà il porto per il rilancio di Casamicciola. Riceveva tutti i cittadini generalmente alle due del pomeriggio nei giorni feriali. Aveva visto lontano. Aveva capito la propaganda politica moderna prima di tutti. Peccato che non ha avuto eredi politici con le sue capacità ed il suo stile. Sono certo che, se fosse stato sindaco di Casamicciola con terremoto ed alluvione, sarebbe stato capace di predisporre un serio e praticabile Piano di Ricostruzione. Gli avrei suggerito di dividere il piano generale in piani particolareggiati esecutivi per "zone" o "quartieri", con priorità alle opere pubbliche di strade e piazze ed edifici scolastici. Era convinto della priorità delle opere pubbliche per accrescere lo sviluppo economico e sociale. Coglieva tutte le opportunità delle leggi statali e regionali per le opere pubbliche. Credeva nella scuola. Portò la scuola media a Casamicciola nel 1961 ed un anno dopo portò l'istituto tecnico commerciale, di cui fu primo presidente del consiglio di amministrazione.
Così per il Majo gli avrei proposto un progetto come quello del porto - ampliamento e completamento di via Spezieria - oggi ancora a doppio senso con semaforo - le case demolite e quelle salvate, una piazza nuova. Un progetto esecutivo da affidare ad un architetto come Ugo Cacciapuoti. Sono certo che il Commendatore avrebbe tenuto in conto le mie osservazioni, come quella di non abbattere il Capricho de Calise e farne una stazione marittima, un centro polifunzionale, un circolo nautico. Del resto il Capricho - con altro nome ed altro concessionario - lo aveva voluto lui nel 1959, antesignano del "project financing".
Nella mia memoria resta la perenne ammirazione per un uomo politico che si era fatto da sé e che credeva fermamente nel ruolo fondamentale delle autonomie locali.
G.M.
