Caro direttore,
forse non è tempo, in pieno agosto, di aprire un dibattito sul futuro di Casamicciola, la più antica cittadina turistica e termale dell'isola d'Ischia, ma colpita da 13 terremoti nella sua storia, di cui l'ultimo il 21 agosto di 9 anni fa,
e da almeno tre sanguinose alluvioni in due secoli, di cui l'ultima il 26 novembre di quattro anni fa. Questi eventi naturali definiscono l'importanza e la fragilità ambientale dell'intera isola d'Ischia, ove Casamicciola è al centro della natura e, per questo, al centro della vita economica.
Un disegno di Paese nasce da una partecipazione attiva, soprattutto da chi ci è nato e ne sopporta il peso dell'eredità familiare. Poi da chi – albergatore, termalista e commerciante – trae da questa natura e da questo contesto economico le fonti della propria sussistenza.
A mio parere, la "nuova Casamicciola" – almeno la terza in poco meno o poco più di 100 anni – deve rinascere dalla Marina. Anche la prima "ricostruzione", dopo il 28 luglio 1883, nacque dalla Marina, col grandioso complesso del Pio Monte della Misericordia, per poi espandersi a Piazza dei Bagni del Gurgitello e al bacino termale di La Rita.
Questo disegno di Paese è stato esposto per sette anni e per sette numeri dalla rivista Il Continente, l'ultima mia fatica giornalistica, in cui era fondamentale il recupero civile dell'"infrastruttura" del Capricho de Calise come centro polifunzionale. Ma era posto il problema prioritario della "ricostruzione" degli edifici pubblici e del sistema viario, perché dal nuovo Paese di vie, piazze ed edifici pubblici doveva rinascere un'edilizia privata in aree a mitigazione sismica. Insomma: prima una ricostruzione pubblica e poi, intorno a questa, la nuova edilizia privata, ove possibile ma non generalizzata.
È un'impostazione che non ha trovato consensi né nel commissario Legnini, né nel vecchio e nuovo sindaco Giosi Ferrandino, né – ancora più grave – ha avuto udienza in una cittadinanza civile che ha perso, di fatto, 3 mila abitanti e rilevanti imprese alberghiere e termali, oltre a tutti i luoghi fisici dell'incontro e della polemica civile.
Oggi Casamicciola non ha un luogo chiuso per una mostra d'arte o la presentazione di un libro; né ha più un museo civico con un parco pubblico; né è stato recuperato e aperto al pubblico l'Osservatorio Geofisico del 1885.
Ma non bisogna piangere sul latte versato. Il nuovo Paese rinasce dalla corretta e veloce utilizzazione degli immobili, ora di piena proprietà del Comune, dell'ex Pio Monte della Misericordia, che deve scomparire, dopo quattro secoli, come indicazione o abrasione semantica del termine.
Ma l'Agenzia del Demanio, indicata come "progettista", ha chiesto e ottenuto dal Comune di presentare il progetto entro il mese di luglio 2027. Con i tempi della burocrazia italiana, il fondamentale recupero dell'area sarà concluso fra almeno dieci anni.
Poi il porto turistico deve avere una gestione mista, con il diretto coinvolgimento dell'imprenditoria privata e dell'agenzia pubblica Invitalia, perché abbiamo bisogno di ricostruire un efficiente sistema economico e sociale, capace di dare occupazione soprattutto giovanile.
Ma ancora: bisogna riaprire il Centro per l'Impiego, con la nuova missione che gli viene assegnata dalla Regione Campania, ma farne anche una "Casa della Storia", con il magnifico giardino a fianco all'Istituto Tecnico "Enrico Mattei".
Non si vive di ricordi, ma senza ricordi non si vive. Occorre un disegno di Paese e una volontà per attuarlo in cinque anni, non in cinquanta anni.
L'alternativa è un luogo e un ruolo periferico di Casamicciola nel contesto ischitano, nonostante i titoli politici europei del sindaco, che hanno il valore della carta pergamenata di un reduce della Prima o della Seconda Repubblica.
Casamicciola, 5 agosto 2026
Giuseppe Mazzella – Il Continente
