Ischia News ed Eventi - Turismo senza catene di Giuseppe Mazzella

Turismo senza catene di Giuseppe Mazzella

Economia
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Sono stato cronista degli avvenimenti degli albergatori, commercianti ed anche artigiani e delle loro associazioni per circa 30 anni, dai primi anni ’70 ai primi anni del nuovo secolo.

Mi sono occupato anche dei lavoratori del turismo negli anni ’80 e ’90 avvertendo anche il non attecchimento del sindacato, tanto che per iniziativa dello chef Vincenzo Pisani e del maître Franco Calise nacque una “associazione professionale dei lavoratori d’albergo” ma senza sindacalizzazione, quasi per timore di aprire “vertenze” tra gli imprenditori della più importante industria isolana ed i salariati, preferendo una “concertazione permanente” tra capitale e lavoro.

Ricordo alcuni incontri annuali a fine stagione che si tenevano per iniziativa di Pisani e Calise a Lacco Ameno nell’auditorium dell’albergo Augusto, dove venivo chiamato per la relazione introduttiva al congresso, dove venivano chiamati anche sindacalisti continentali e che si concludevano con un grande pranzo che, alla fine, risultava la cosa più gradita.

Il decennio del grande boom

Il decennio 1980-1990 forse è stato quello del grande boom turistico, con la piena occupazione della forza lavoro e il massimo profitto per le imprese alberghiere determinato soprattutto dalla domanda del turismo tedesco, con le sue agenzie specializzate con voli charter che assicuravano 8 mesi pieni di stagione da marzo a ottobre, con contratti “vuoti per pieno” per circa 300 alberghi di Ischia. Ritengo che la piena maturità economica di Ischia fu raggiunta in quel decennio. Discorso a parte è quello da fare sull’abusivismo edilizio. È un frutto delle “liberalizzazioni”.

Gli inizi del ciclo economico di sviluppo

Gli inizi del ciclo economico di espansione, che pareva esponenziale con l’affermazione del turismo di massa, si possono fare risalire agli anni ’60 con il grande lancio internazionale dei grandi alberghi di Lacco Ameno del cavaliere del lavoro Angelo Rizzoli, al quale si associò il conte Marzotto con il grande albergo delle terme del Comune di Ischia nella sua catena internazionale dei Jolly Hotels. Il Jolly Hotel di Ischia arrivò all’apertura annuale della struttura facendo da apripista ad una stagionalità turistica estesa a tutto l’arco dell’anno. Il Jolly Hotel è stato fondamentale per circa 20 anni e la vendita del gruppo a quello spagnolo NH è stato un segnale negativo ancora più grave, se si tiene conto della dismissione da parte del gruppo NH della struttura ischitana dalle sue 350 in Europa. Credo che la presenza delle catene alberghiere ad Ischia sia stato segno di valenza consistente della nostra località. La catena Jolly Hotels ad Ischia fu voluta ed attuata dal sindaco Vincenzo Telese. Credo che fu la sua risposta alla catena di Rizzoli a Lacco Ameno.

Perché non più catene

C’è stato un tempo in cui oltre alla catena Jolly c’era anche la catena Sheraton che, con le grandi agenzie tedesche Ischia Reisen, TUI, Neckermann, assicuravano a tutto il sistema piena occupazione per i lavoratori e massimi profitti alle imprese locali della ricettività e del commercio. Le associazioni di queste due categorie imprenditoriali erano viste come strumenti di partecipazione al governo del sistema economico in uno con i Comuni.

I nuovi scenari

L’espansione non è stata esponenziale perché non poteva esserlo, e il grande boom si è estinto. È arrivata una lunga stagione di riassetto e di crisi, sia con l’introduzione della moneta unica europea, sia con la rivoluzione dell’informatica e della telematica. È qui che comincia una nuova storia che impone la pianificazione territoriale e la programmazione economica come metodo di gestione, non come cara utopia di una ostinata minoranza di ambientalisti, anche perché la natura generosa per 134 anni è diventata feroce nel 2017 con il terremoto di Casamicciola, ancora più colpita dalla terribile alluvione del 2022, tanto da avere un commissario straordinario di governo ormai da 9 anni che sconvolge la normale amministrazione locale dei sei municipi.

Senza più catene alberghiere “esogene”, con una crisi finanziaria evidente nel nuovo diritto fallimentare che ha colpito due “catene indigene” del turismo e del commercio, gli accadimenti suggeriscono un intervento finanziario pubblico per aiutare il sistema nel capitale di rischio delle “catene indigene”, come la vecchia bistrattata Cassa per il Mezzogiorno che — mutatis mutandis — oggi si chiama “Agenzia Invitalia”. Insomma, quello che fu proposto senza successo nel 1997 con il patto territoriale e la finanza di territorio è da riproporre per aiutare un’economia in stagnazione o peggio in recessione.