Uno studente elementare di economia politica sa che lo sviluppo capitalistico è soggetto a crisi cicliche. A una fase di forte espansione, determinata da congiunture favorevoli del contesto mondiale, seguono fasi critiche di depressione che possono far pensare di essere giunti alla fine del mondo, all’Apocalisse finale.
Ai pessimisti cosmici che oggi scrivono su giornali nazionali e locali consiglio la lettura di un testo dimenticato del mio maestro, il prof. Giuseppe Palomba, del 1952, sui “cicli storici ed economici”, che Palomba volle aggiornare nel 1968 con Espansione capitalistica (Editore Giannini, Napoli), testo sul quale sostenni, negli anni Settanta del Novecento, alla Facoltà di Economia e Commercio di Napoli, i miei primi due esami di economia politica.
Furono studi fondamentali per comprendere l’andamento dello sviluppo economico in una società libera e per ricercare una “terza via” tra liberismo e comunismo. Ma furono determinanti anche per acquisire una mentalità improntata non al pessimismo cosmico, bensì a un razionale ottimismo. Successivamente, approfondendo lo studio delle politiche economiche e finanziarie e della storia economica, scoprii John Maynard Keynes e Joseph Schumpeter, tra i più grandi economisti del Novecento, maturando la consapevolezza che le crisi cicliche del capitalismo possono essere superate e, anzi, possono condurre a un livello più alto di giustizia sociale, se si accetta un riformismo sostanziale che Carlo Rosselli chiamava già nel 1937 “liberalsocialismo”, suscitando scandalo tanto nel mondo accademico quanto in quello politico.
Questa è la mia formazione culturale. Per questo non sono catastrofista rispetto all’espansione economica della mia isola d’Ischia, sulla quale da oltre cinquant’anni concentro la mia attenzione e il mio impegno civile. Qui sono nato e cresciuto, ed è qui che devo contribuire a realizzare una società più giusta, più umana, sempre più avanzata.
Prima di me, persone molto più colte e con altre formazioni culturali hanno fatto lo stesso. Una figura che non dimenticherò mai è il prof. Cristofaro Mennella (1907-1976), laureato in matematica e fisica, maestro elementare, cofondatore nel 1944 del Centro Studi sull’isola d’Ischia, direttore onorario dell’Osservatorio Geofisico di Casamicciola, pubblicista e autodidatta nelle discipline sociali. Uno studioso non accademico – il titolo di “professore” gli venne attribuito per investitura civile, ma non fu mai docente universitario.
Mennella curò il primo volume degli Atti del Centro Studi sull’isola d’Ischia, pubblicato nel 1970 dall’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia, che raccoglie le comunicazioni dei soci dal 1944 al 1970: veri e propri piccoli trattati scientifici ai quali ho fatto ricorso per mezzo secolo nella mia attività giornalistica.
Tra queste vi è una comunicazione del 22 gennaio 1961, intitolata “Per una floricoltura industriale sull’isola”, in cui Mennella, con dati e osservazioni puntuali, dimostra la possibilità di sviluppare un’industria dei fiori per risollevare l’economia agricola in crisi e diversificare la dimensione monovalente del turismo termale. Egli dà conto anche delle iniziative successive, svoltesi tra il 1961 e il 1966, e accenna alla realizzazione di un giardino esotico dell’avv. Adolfo Gancia nella sua villa a Forio, esprimendo rammarico per la scarsa attenzione ricevuta dalla sua proposta.
Fiori per i turisti
Eppure, quella proposta così dettagliata ha trovato comunque un suo corso nella società libera. Se non è diventata una vera industria, il florovivaismo è stato integrato come segmento dell’industria dell’accoglienza.
Il commendatore Angelo Rizzoli volle fare di Villa Arbusto la casa dei suoi sogni, con un meraviglioso giardino dedicato alla moglie Anna. Oggi Villa Arbusto è sede del Museo archeologico di Pithecusae, che custodisce le testimonianze della più antica colonia greca d’Occidente, fondata nell’VIII secolo a.C. nel territorio che oggi si chiama Lacco Ameno.
Anche William Walton e la moglie Susana Walton scelsero le rocce di Zaro, a Forio, per costruire la loro casa dei sogni. Per il giardino chiamarono il grande architetto paesaggista Russell Page, che progettò e realizzò un giardino esotico con piante provenienti da tutto il mondo, mentre il Maestro vi teneva concerti con la sua musica.
La villa si chiama Giardini La Mortella. I coniugi Walton vollero che diventasse una fondazione di diritto britannico, aperta al pubblico. E lì hanno scelto di riposare per sempre, tra i fiori, il sole, il mare e il suono della musica.
Forse senza volerlo, ma certamente auspicarlo, Lady Walton ha contribuito a far nascere un vero turismo dei fiori. Dal 1991 migliaia di visitatori ogni anno raggiungono La Mortella, provenienti da tutto il mondo, per ammirare quella casa e quel giardino, così come accade a Villa San Michele, ad Anacapri, dimora del medico svedese Axel Munthe.
Giovedì 12 febbraio 2026 è apparsa una bella pagina promozionale sul Corriere della Sera, che stampa circa 160mila copie al giorno, dedicata a un “Viaggio con Gardenia” a Napoli e Ischia, guidato dall’esperta Margherita Lombardi, dal 16 al 19 aprile, per scoprire la bellezza dei giardini. Ischia viene indicata, con La Mortella, come “un angolo di tranquillità dove ogni pianta è un capolavoro di resistenza e bellezza”.
È il miglior augurio per la ripresa economica in un momento di crisi ciclica. E la crisi passerà, se gli ischitani sapranno avere tenacia.
13 febbraio 2026
Giuseppe Mazzella – Il Continente
