In questo assurdo contesto mondiale abbiamo oggi un punto di riferimento: il Canada. Il discorso del Primo Ministro Mark Carney a Davos è un vero manifesto di speranza per una nuova era.
È un intervento da leggere, studiare e diffondere nelle scuole, perché registra con chiarezza il moto della Storia e prende atto del quadro geopolitico attuale.
In questo scenario cominciano a farsi valere i Paesi di media potenza: la Francia e il Canada. Mi stupisce la posizione defilata della Gran Bretagna. L’ex più grande potenza mondiale fino al 1945, che controllava metà del mondo, oggi è una media potenza che dovrà scegliere il proprio destino, perché prima o poi Trump la tratterà come la Groenlandia e ne farebbe una colonia degli USA.
Il discorso del Primo Ministro canadese a Davos esprime anche un concetto autentico di “sovranità”, quasi una risposta colta al “sovranismo” del populismo di destra. La consapevolezza della cultura democratica dei grandi Paesi d’Europa e la fierezza del loro passato impongono un’unità culturale e politica, senza assolutamente rinnegare l’identità nazionale. Io, infatti, mi sento “italiano”, ma profondamente “europeo”, e non posso non dirmi anche “francese”, “inglese” o “tedesco”.
Penso che quando Kennedy, a Berlino Ovest nel 1961, si disse “berlinese” e lo pronunciò in tedesco, volesse esprimere proprio questo. Oggi gli USA non sono più quelli di Kennedy. L’Unione Europea e il Canada incarnano oggi quei valori, e mi auguro che anche gli inglesi aderiscano a questa “terza forza” mondiale.
Dobbiamo prendere di petto le sfide della Storia.
G. M.
