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Crollo degli investimenti in opere pubbliche: -35% negli ultimi vent’anni. Il 61% degli italiani teme in futuro un Paese più congestionato. Una proposta del Censis per ridurre il conflitto sul territorio

Roma, 19 marzo 2012 – Il declino inarrestabile degli investimenti in infrastrutture. Negli ultimi vent’anni, dal 1990 al 2010, in Italia gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti fino agli attuali 29 miliardi di euro, con una contrazione in termini reali del 35%, a fronte di un aumento del Pil nello stesso periodo del 21,9%. La tesi corrente attribuisce il crollo degli investimenti pubblici alle indagini giudiziarie di Tangentopoli, che certamente hanno rappresentato uno shock per i principali protagonisti dei processi di realizzazione delle opere. Tuttavia, da quel 1992 si è andata esasperando la competizione per catturare risorse finanziarie pubbliche. La spesa per prestazioni sociali è così arrivata a 442,6 miliardi di euro, aumentando nello stesso periodo 1990-2010 del 397,4%. La società ha scelto di riappropriarsi individualmente delle risorse disponibili, per difendere pensioni, sanità, assistenza e ogni altro tipo di trasferimento diretto all’individuo, rinunciando al miglioramento dei beni collettivi, di cui le infrastrutture costituiscono la parte più importante e costosa. E c’è da aggiungere l’impatto dei cambiamenti demografici, in particolare gli effetti della longevità, che, pur costituendo di per sé un meccanismo positivo, finisce per indebolire la spinta a traguardare obiettivi a medio termine come il miglioramento infrastrutturale. La popolazione anziana, con 65 anni e oltre, è arrivata a contare 12,3 milioni di persone, passando dal 15,1% al 20,3% del totale.

Martin Wolf, Maria Latella, Massimo Franco e Paolo Graldi sono in vincitori della 33ma edizione del “Premio Ischia Internazionale” di Giornalismo, in programma quest'anno il 29 e 30 giugno prossimo sull' isola verde.

Lo ha deciso la giuria formata da Luigi Contu, direttore Ansa, Virman Cusenza, direttore “Il Mattino”, Marco Demarco, direttore “Corriere del Mezzogiorno”, Giuliano Giubilei v. direttore “Tg3”, Roberto Napoletano, direttore de “Il Sole 24 ore”, Antonio Martusciello, commissario “Agcom”, Giuseppe Marra, presidente dell’ “Adnkronos”, Clemente Mimun, “direttore Tg5”, Mario Orfeo, direttore "Il Messaggero", Gennaro Sanguliano v. direttore “Tg1”, Mario Sechi, direttore “Il Tempo”, Alfonso Ruffo, direttore “Il Denaro”, Sara Varetto, direttore “SKY tg24”, Antonio Verro, consigliere Cda RAI, Giovanni Maria Vian direttore de “L’Osservatore Romano” e da Carlo Gambalonga, segretario generale del premio. Martin Wolf, editorialista del ''Financial Time'' e docente all'Oxford Universitay, e' stato scelto per l'autorevolezza delle sue analisi sull'attuale situazione economica e finanziaria mondiale, Maria Latella è stata premiata per il successo ottenuto con la sua trasmissione ''L'intervista'' in onda su Sky, Massimo Franco per i suoi puntuali commenti politici dalle colonne del ''Corriere della Sera'', mentre il “Premio Ischia alla carriera” e' stato assegnato a Paolo Graldi, gia' direttore de'' Il Mattino'' e de ''Il Messaggero''.

Con l’invito a partecipare allo sciopero del 9 marzo a Roma indetto dalla Fiom

Un manifesto particolarmente incisivo è stato diffuso dal PMLI, a livello nazionale, per l’8 marzo. E con esso, un documento che i marxisti-leninisti dell’isola distribuiranno giovedì 8 marzo nella Piazzetta San Girolamo, per augurare “Buon 8 Marzo a tutte le masse femminili sfruttate e oppresse in Italia, in Europa e nel mondo intero” ed in particolare,  a quelle che si stanno battendo nelle piazze come le lavoratrici e le donne della Grecia, alle donne della Val di Susa, alle Mamme Vulcaniche, uno dei movimenti di massa più combattivo e agguerrito della Campania e d'Italia”.

Ciao Don Franco,
oggi il sole splende nel cielo quasi ad accompagnarti in questo tuo ultimo giorno sulla terra. Ma in questa giornata di sole il Nostro cuore è triste perchè ti abbiamo perso. Abbiamo perso il nostro Pastore, il nosto Amico, il nostro Padre, la persona che ci ha accompagnato nella nostra crescita spirituale. Nella tua ultima omelia, il 06 gennaio, stanco e affaticato hai ricordato i tempi passati con malinconia, quei tempi passati sono i nostri ricordi di un'infanzia vissuta nella fede, nella preghiera e nella vicinanza a Gesù. Tu ci hai guidato e oggi noi perdiamo la nostra Guida.

Sabato 25 febbraio 2012 alle ore 11 in Piazza della Marina a Casamicciola inizierà la campagna di diffusione del documento di proposta del Movimento per una Riscossa Civile di Casamicciola che ha come promotori Antonio Pisani, Antonio Carotenuto, Giuseppe Mazzella, Giuseppe Castagna e Giovanni Di Costanzo.

In merito alle dichiarazioni rilasciate dal sig. Maltese in data 26/01/2012, Alilauro intende chiarire che nessun comandante è stato mai licenziato dall’azienda “per essersi macchiato di interruzione di pubblico servizio”, per cui tali affermazioni non solo sono prive di fondamento e, per stessa ammissione del sig. Maltese, di conoscenza dei fatti, ma inducono a ritenere che dietro esse, al contrario di quanto
affermato dallo stesso Maltese, ci sia solo forte acredine nei confronti dell’azienda o, se non altro, di chi la rappresenta.

Dagli articoli pubblicati da "Il Golfo" del 21 e 22 u.s., si evince che dei comandanti dell'Alilauro, essendosi macchiati di "interruzione di pubblico servizio" e per questo, venendo a mancare la "fiducia" dell'armatore, hanno meritato di essere licenziati e, udite udite, neanche con sentenza di reintegro della Magistratura, adita dai comandanti licenziati, l'armatore On. Lauro intende riassumerli. Per la gravità dell'arbitrio e della posizione arrogante di parte armatoriale, la questione merita una opportuna disamina alla luce degli strumenti legislativi e contrattuali. Premesso che non conosco le persone coinvolte, come prima impressione mi viene da dire che l'On. Lauro, oltre che prendere fischi per fiaschi (nonostante il titolo di studio e l'esperienza marinara), ha dato di se l'immagine del peggiore atteggiamento padronale che spinge – laddove ve ne fosse ancora bisogno – per la richiesta di abolizione degli artt. 273 e 877 del Codice della Navigazione. Ma andiamo con ordine. Ovviamente nessuna acrimonia preconcetta da parte mia, ma solamente amore per la verità e senso di giustizia verso le legittime posizioni assunte dai suoi "prestatori d'opera" e non "schiavi". Primieramente, prima di entrare nel merito della questione, pare opportuno evidenziare che laddove – riferendosi al C.d.N. – l'On. Lauro recita che i comandanti "sono i fiduciari dell'armatore...Se viene a mancare la fiducia la compagnia avrebbe il diritto di non riassumere...", sperticandosi poi in meandri contrattuali e differenze di trattamento a seconda della categoria del lavoratore, fa enorme confusione con i contenuti del codice della Navigazione, con il dettato della legislazione italiana ed i contenuti delle Direttive e Leggi Comunitarie.

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